FertilityDay: la pubblicità che mi offende

Stai tranquillamente al pc a lavorare, ogni tanto occhieggiando su Pinterest idee per il tuo matrimonio, quando BOOM, dritto sullo stomaco arriva la propaganda del FertilityDay, “La bellezza non ha età, la fertilità sì“. E in una società in cui i 30 anni fanno paura perché aumentano le difficoltà a trovare lavoro, e anche GaranziaGiovani diventa un miraggio lontano, arriva questo: gli anni passano, oltre al posto di lavoro, fai pure “ciao, ciao” alla possibilità di avere un bambino.

La prima reazione è stata quella chiedermi CHI abbia potuto solo partorire la genialità di inventare uno slogan che faccia sentire la donna come un vecchio yogurt scaduto. Ci siamo sentiti definire, da una classe politica che non ha problemi ad arrivare a fine mese, prima che siamo dei bamboccioni, per la difficoltà oggettiva di mantenersi da soli quando molto spesso o scegliamo di continuare gli studi oppure lo stipendio che ci viene offerto, quando ce ne viene offerto uno, non è sufficiente a pagare un affitto, le bollette di casa e la spesa. Quindi bamboccio di che? All’Estero, come per esempio in Germania, lo Stato offre uno stipendio per chi decide di lasciare il nido, in modo che possa pagarsi gli studi, una stanza in affitto e trovare la propria strada.

Sempre in Germania, un mio amico ha deciso di lasciare il lavoro a 28 anni, ha chiesto lo stipendio dello Stato e si è laureato a 32 anni. Senza sentirsi dare dello “sfigato” da nessuno. Ricordate invece la frase, qui in Italia, detta da uno dei politici:”Chi si laurea dopo a 28 anni è uno sfigato“? E pazienza se magari sono persone che lavorano e studiano contemporaneamente per permettersi gli studi.

Dopo bamboccioni e sfigati, una bella campagna che ci ricorda che stiamo per scadere ci mancava. Ma la Lorenzin ha la più pallida idea di cosa significa avere 30 anni, cercare un figlio e avere il ciclo a fine mese? E di come uno slogan che ricorda che il periodo di fertilità stia per finire, e che quindi in futuro sarà sempre più difficile beccare la cicogna, è una vera mazzata sui denti. Si è mai messa nei panni di quelle donne?

O nei panni di quelle che sognano una famiglia numerosa da quando erano piccine, stanno da dieci anni con lo stesso uomo, sono innamorate, ma non possono arrivare né alle nozze e nemmeno alla cicogna perché con due stipendi non riescono nemmeno ad arrivare a mille euro in due?

E prima di fare una campagna basata sulla “la fertilità è un bene comune” hanno pensato ai vari colloqui di lavoro in cui una donna si sente chiedere se desidera avere dei figli? O alle libere professioniste senza garanzie durante la maternità?

Il FertilityDay ci può anche stare, come è bellissimo festeggiare la natalità, ma sarebbe stato più cortese non utilizzare manifesti quasi offensivi e accompagnare, alla campagna pubblicitaria, delle agevolazioni per le aziende che scelgono di assumere una donna in età fertile, una propaganda per gli asili nidi negli uffici, degli sconti sui medicinali e sulle visite per la fecondità, qualche agevolazione o garanzia per le libere professioniste durante la maternità.

La fecondità molto spesso non è un bene comune, è un privilegio per pochi. Ci sono donne costrette ad accantonare il sogno di una culla nella speranza di una stabilità che ancora non c’è.

E dopo bamboccioni e sfigati, un governo non amato dovrebbe scegliere con più attenzione le parole che i francesi non ci hanno messo nulla a passare “Se non hanno più pane, che mangino brioche” alla ghigliottina.

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